
Cari mamma e papà
Che bello poter avere la possibilità di spedire la lettera direttamente a Rossella. Sarà più facile scrivervi ed inviarla.
Avrei tante cose da raccontarvi, perché le mie giornate sono sempre state dense, attive e piene di novità, ovviamente.
Presto vi arriveranno le foto, vi arriveranno a casa, grazie ad internet.
Intanto posso dirvi che trascorrere questi giorni è stato gradevole e affatto difficile. Purtroppo non parlando turco e non riuscendo sempre a riconoscere i suoni anche delle poche parole che conosco, è assai difficile comunicare con le persone e nei negozi. Spesso per pagare importi inferiori ad 1 lira turca (bir lira), devo mostrare gli spiccioli perché non capisco cosa mi stiano dicendo, nonostante i numeri sia riuscita ad impararli abbastanza presto….Comunque mi aiuto con l’inglese ed anche con il tedesco. Ci sono molti ex immigrati che sono tornati in Turchia dopo decenni di lavoro in Germania.
Le persone qui sono gentilissime.
Sono molto molto interessati all’Italia e molto cordiali quando gli si dice che siamo italiane. Con gli stranieri sono gentilissimi. Hanno pazienza. Aspettano che cerchiamo le parole sul dizionario, ripetono spesso le espressioni e non si stancano mai. Credo che sia così sia perché l’Italia all’estero è ben vista per vari motivi: moda, cibo, monumenti e calcio e soprattutto perché la gente è curiosa visto che probabilmente non sono mai usciti dalla Turchia. Anche gli studenti stessi, che sono dei privilegiati, perché l’Università ho scoperto che è la più cara della città, in realtà a più di 20 anni ancora non sono mai stati in Italia o all’estero e quindi il lavoro di noi insegnanti è un po’ più difficile, perché dobbiamo e vogliamo fargli conoscere l’Italia, in modo mai banale ma è un’impresa. Una cosa che li interessa molto è la musica e la moda, ma conoscono solo Eros Ramazzotti…. Per strada, e addirittura uno studente, ci cantano sempre la canzone di Toto Cutugno: LASCIATEMI CANTARE. Questo in un primo momento ci ha stupite, poi però ci ha fatto riflettere: ma come è possibile che resistano modelli così sorpassati? Bisogna quindi rimboccarsi le maniche ed infatti stiamo pensando a 4 serate mensili a cui dovrebbero partecipare tutti gli studenti, dei 4 livelli, in cui presentare l’Italia attraverso il cinema, le regioni di noi 4 insegnanti italiani, il Natale ed il Carnevale: speriamo bene!
Il lavoro per ora è faticoso. E’ faticoso per vari motivi: i ritmi: devo stare al lavoro alle 10:30 massimo, anche se poi inizio a lavorare alle 15:30 (come oggi) e solo per 2 ore. Non importa se le lezioni sono pronte e se non ci sono riunioni, così è e così si fa. Inoltre devo ancora orientarmi bene nell’Università. Lavoro in aule che stanno in piani diversi ma quasi sempre nello stesso edificio. Ma negli spostamenti ancora adesso devo fermarmi per ricordare dove devo andare e come arrivarci! Gli studenti sono meglio di come me li aspettavo. In realtà sono volenterosi. Alcuni non capiscono bene l’italiano ma mi sforzo di fargli capire che gli posso sì andare incontro usando l’inglese, ma che è importante anche uno sforzo e tanta buona volontà da parte loro, altrimenti è troppo facile! Lavoro con 2 livelli, che non sono principianti, quindi è possibile un minimo scambio con gli studenti, intendo: è possibile scherzare un po’ e poter sperare in una loro fra setta detta in autonomia anche se non in un italiano correttissimo.
Le aule sono molto moderne. Ogni aula ha il suo computer, un proiettore che funziona da schermo ma alla fine io mi devo portare sempre il computer per fare gli ascolti, perché il volume dei pc delle aule è basso, gli studenti non sentono e nessuno viene a sistemarli! Infatti per noi insegnanti non ci sono degli stereo con cd ma con cassetta, quindi le cassette essendo consumate, non permettono di far ascoltare bene ai ragazzi e allora io che ho portato molto materiale in CD, preferisco usarli e portarmi appresso il computer! Modernità quindi solo apparente.
Le mie colleghe sono molto gentili. Hanno pazienza e sempre mi stanno a chiedere se ho bisogno di qualcosa e infatti ne approfitto, perché senza parlare la lingua è davvero difficile. Oggi mi hanno aiutata con un modulo per la richiesta del telefono. Il padrone di casa lo aveva presto alle Poste per me e me lo aveva lasciato compilato in alcune parti, attaccato alla porta di casa, che è una sorta di cancello (e poi c’è la porta vera) e poi siccome oggi è venuto, viste le domande che gli facevo, ha detto che poteva andare lui al posto mio alle poste. E’ stato molto gentile e avrà anche capito che io avrei faticato tantissimo, ma si è convinto soprattutto quando gli ho detto che sarei potuta andare sabato: sabato la posta è chiusa (Per il telefono qui si va alle Poste).
Come vedrete dalle foto che vi invierò, la casa è grandissima e mi costa 300 euro spese escluse.
E’ molto grossa, l’avrei voluta più piccola, ma come immaginerete sono giù riuscita ad occupare le varie stanze. C’è la camera da letto, in cui entra giusto il lettone (durissimo e comodissimo)e l’armadio, il bagno è piccolo e buissimo, ma ho messo tappetini e tende, ho aggiustato qua e là e alla fine è diventato vivibile, nonostante la incolmabile assenza del bidet, ma si supera anche questo! La lavatrice è nuova di zecca, ho tradotto i termini e riesco ad usarla benissimo, solo che fa una centrifuga troppo lunga e potente, infatti la stoppo prima!
;-)
Poi c’è la cucina, che sono riuscita a sistemare, perché insomma, anche la cucina lascia un po’ a desiderare…. Però almeno è luminosa. Infatti la cucina, una stanzetta e la mia camera da letto danno sul balcone. Il balcone dà su un piccolo giardino interno. Ma è tipo un orto più che un giardino. Ci sono di fronte altri palazzi, che però non tolgono la luce. A proposito di luce, non si usano serrande ma tende (che odio). Quella della camera da letto è pesante, invece nelle altre camere c’è la tenda ricamata che dà sull’esterno e poi quella più pesante dietro, che è quella che ripara da sguardi indiscreti e dalla luce.
Ricapitolando: bagno, cucina, camera da letto e cameretta che dà sul giardino, mancano la cameretta adibita ad armadio (l’armadio in camera ancora non l’ho pulito) ed il salone. Il salone è enorme, con parquet appena ridipinto e questo parquet nuovo mi ha convinta ad accettare la casa, (oltre al fatto che avevano appena ridipinto i muri)… perché è prima di tutto una stanza enorme e poi il parquet, nonostante sia ricoperto da un tappeto, è proprio bello! Ci sono 3 divani da almeno 3 posti (due sono letto, ma non ho ancora controllato lo stato) e due poltrone. Ho comprato delle stoffe di cotone colorate ma tinta unita per usarle come copridivani e questo ha dato molta luce alla stanza, che dà sulla strada, ma è tranquilla!
Abito in una zona che sta più vicina al centro che all’Università. Impiego circa mezzora di tragitto per andare all’Università ma lì ci arrivano tanti autobus. C’è anche la Metro vicino (50 metri), e questo facilita molto gli spostamenti e soprattutto il mio orientamento, che è già piuttosto scarso!
Mi muovo più o meno in autonomia. Grazie al tesserino dell’Università ho potuto usufruire dello sconto sui mezzi di trasporto. Qui non esiste il biglietto ma praticamente c’è una tessera magnetica che si ricarica e che viene scaricata dell’importo ogni volta che si sale sull’autobus. C’è quindi una rigorosa fila per salire, nessuno si lamenta e tutti in ordine passiamo la tessera davanti all’obliteratrice elettronica. Quinti tutti pagano il biglietto: tutti! Gli autobus inoltre hanno 3 tariffe diverse a seconda della grandezza dell’autobus e della sua qualità, se è nuovo o vecchio. Un viaggio prima mi costava anche 1,15 lire (cioè 60 centesimi circa) o 0,90 (cioè 45 centesimi)…ma oggi ho visto che ho pagato 2 volte 0,53 lire e cioè 26 centesimi. Praticamente il prezzo turco, va dimezzato, per sapere quanto è in euro.
I prezzi, come avrete capito, qui sono molto più bassi rispetto all’Italia. Costa tutto veramente poco.
Le strade sono pienissime di negozi, che non si respira, sono uno dietro l’altro, alcuni sono molto più bassi rispetto al livello stradale. E’ pieno di pasticcerie e forni. E fanno delle cose buonissime. I dolci tuchi, quelli secchi, come le centinaia di tipi di biscottini che fanno, non sono il massimo per me, ma costano talmente poco che assaggio di tutto. Adesso che c’è il Ramadan, fanno anche un pane particolare, che è tipo una focaccia, l’ho preso una volta e l’ho divorato, quindi penso che non sia il caso di prenderlo spesso, perché mi ha gonfiata! E siccome le persone digiunano durante la giornata, verso le 7 c’è una grande fila davanti ai fornai, per comprare i prodotti freschi. In realtà all’Università nessuno rispetta il Ramadan. Tanto è vero che ai miei studenti, il primo giorno di lezione, ho portato dei dolcetti e li hanno mangiati senza problemi.
Alle 4 di notte, durante il Ramadan, passano dei gruppi con dei tamburi e svegliano i fedeli (in realtà svegliano tutti, me compresa), per avvertirli che il sole sta per sorgere e che quindi possono fare il primo ed ultimo pasto del giorno, il prossimo dopo il tramonto. Sono due notti che mi ci sveglio con questi musicisti religiosi, sembra una banda che passa allegramente ed è un vero fastidio! Se ci riesco mi alzo e li fotografo, bah!
Un altro rito strano è la celebrazione della circoncisione. La pratica è ancora forte e vendono dei vestiti per l’avvenimento. I bambini vengono vestiti come dei piccoli principi. Ci sono mantelli pieni di pelliccia e di fodere sgargianti. Portano anche una corona. La circoncisione viene celebrata andando in giro per strada in macchina, se è possibile in una decappottabile e dietro ci sono altre macchine in corteo. In un paese che aspira a diventare europeo, mi stupisco che non si eliminino queste usanze. Che vengono ancora celebrate vistosamente.
Comunque è sempre impressionante sentire il Muezzin che invita alla preghiera. Lo fa in arabo, che la lingua in cui è scritto il corano, quindi le mie colleghe, a cui chiedevo di tradurmi quello che veniva detto, mi hanno confessato di non sapere proprio cosa diceva il Muezzin… io lo sapevo già questo fatto, ma dovevo comunque averne la conferma. Moschee ce ne sono tante, ma mai così diffuse come le chiese da noi. Ne ho anche una vicino casa, quasi accanto alla metro. Adesso che è il Ramadan il Minareto (la torre a punta da cui canta il Muezzin, le moschee più grandi ne hanno due), è illuminato di verde… ma non sono sicura che prima del Ramadan, non fosse illuminato così!
Qui ad Izmir, che è una città occidentalizzata, non si vedono donne col velo. Ci sono molte signore anziane che portano il foulard legato al mento. Ci sono alcune donne che portano un foulard messo in modo più coprente, ma per velo qui si intende una veste che lascia scoperti solo gli occhi e che copre anche i vestiti, il corpo tutto insomma. Chiaramente nella Turchia più periferica e povera, il velo viene portato con maggiore frequenza. Comunque le università sono laiche e quindi il velo è assolutissimamente vietato. In giro si vedono persone di tutti i tipi e ceti sociali. Chiaramente si nota dai vestiti. Ma le donne che ne hanno la possibilità si vestono alla moda.
Gli studenti delle scuole portano la divisa, camicetta sempre bianca e gonna quasi sempre a quadri. Riempiono gli autobus la mattina.
Le donne turche sono bellissime. Dicono che ad Izmir siano particolarmente belle. Ho delle studentesse che sono uno schianto. Hanno lineamenti perfetti. Sono una più bella dell’altra. Sono curatissime. Hanno sempre le unghie smaltate. Spesso di rosso. Stanno attentissime al look.
Chiaramente gli studenti con cui sono in contatto sono un pubblico privilegiato, ma questo lo si nota comunque.
Per quanto riguarda la situazione politica.
Oggi come oggi in teoria non si è più sicuri da nessuna parte…. In teoria.
Dell’esplosione dell’altro ieri ad Alsancak (quartiere dei ricchi e della vita notturna) non ne ho sentito proprio parlare nemmeno tra le colleghe turche. Ad Anna, una delle colleghe italiane addirittura un amico che lavora alla Nato (anche la Nato è vicina a casa mia), le ha detto che l’allarme era altissimo e che non sarebbe dovuta uscire di casa. Mi sembra un po’ un’esagerazione, anche se un’esplosione con 15 feriti non è da sottovalutare. Io sono tranquilla… d’altronde è come se non mi fossi resa conto dell’esplosione e questo se mi spaventa solo perché mi rendo conto che non parlando e non capendo il turco, non avrei saputo mai la notizia…. Cioè mi spaventa essere tagliata fuori dalle cose, non le cose in sé. Questo voler andare avanti è anche un modo per sdrammatizzare. Non uscire e privarsi del gusto di uscire sicuramente fa il gioco di chi mette le bombe, non a caso vengono chiamati TERRORISTI. D’altronde la prevenzione è difficile, la Nato lancia allarmi e coprifuoco quando le cose sono avvenute, quindi se non controlla gli avvenimenti la Nato di Izmir e la Nato in generale, io che posso fare nel mio piccolo? Sperare che gli attacchi smettano e che comunque mi vada sempre bene come è successo nel caso della bomba di Barcellona, che era ad orologeria e che non dimentico.
Infine nella mia nuova vita nell’appartamento e da sola, io mi trovo benissimo.
Ho i miei ritmi e le mie responsabilità. Una casa grandissima che purtroppo vivo poco ma penso: ma che bello!
D’altronde sappiamo bene che in Italia una opportunità del genere non l’avrei mai avuta e quindi dobbiamo solo esserne felici. Paradossalmente la Turchia, che ha tanto da lavorare per i diritti umani, ha dato la libertà ad una italiana.
Le cose si sistemano piano piano. Per ora sembra che si sia risolto il “problema” della richiesta del telefono. Non è servita la delega, il padrone di casa ha voluto solo le fotocopie dei documenti, speriamo bene, altrimenti in qualche modo farò! Perché basta crederci ed impegnarsi e le cose succedono.
Vi lascio con un fortissimo abbraccio. Che la tranquillità sia sempre tra noi. A presto
ll*